Le Caratteristiche dei Paesi in Via di Sviluppo

Cosa distingue e caratterizza un paese in via di sviluppo (PVS) da uno sviluppato? Un paese in via di sviluppo (developing country) presenta un tenore di vita basso, ha una scarsa e ristretta base industriale, un livello del reddito basso, una povertà diffusa, poca accumulazione di capitale e anche un basso indice sviluppo umano (HDI). La definizione di paese in via di sviluppo (PVS) ha oggi superato quella di terzo mondo, che era stata coniata ai tempi della guerra fredda o anche quella di paese sottosviluppato: un’altra definizione che viene anche usata è quella di paese meno sviluppato (Less Developed Country - LDC) o anche paese a basso reddito (Low Income Country – LIC)

Lo sviluppo, come abbiamo visto in precedenza, comporta una moderna infrastruttura (fisica e istituzionale), e la prevalenza di attività economiche nei settori ad alto valore aggiunto (industria, terziario e quaternario), a scapito dei settori minerario, dell’estrazione di risorse naturali e agricolo. I paesi più sviluppati (More Developed Countries – MDC), detti anche avanzati, hanno solitamente sistemi basati sulla crescita economica continua e auto-sostenuta dei loro sistemi economici, accompagnata da un alto tenore di vita. L’applicazione della definizione di paese in via di sviluppo ad alcuni dei paesi meno sviluppati del mondo può essere inappropriata in quanto molti paesi non stanno affatto migliorando la loro condizione come il termine implica, ma hanno invece attraversato lunghi periodi di declino e stagnazione economica. All’opposto, vi sono paesi che hanno economie più avanzate dei PVS ma che non hanno ancora dimostrato i segni di paesi pienamente sviluppati, e sono raggruppati sotto la definizione di paesi ad industrializzazione recente (Newly Industrialised Countries – NIC).

Misure, concetti e tipologie di sviluppo

Lo sviluppo di un paese viene misurato, come abbiamo visto in precedenza, da indicatori statistici quali il PIL pro-capite (o altri indicatori di reddito o prodotto nazionale), il tasso di alfabetizzazione o la speranza di vita, che sono composti nell’indice di sviluppo umano (HDI) di UNDP che misura quello che è stato chiamato il grado di sviluppo umano di un paese.

Un PVS è generalmente un paese che non ha ancora raggiunto un grado significativo di industrializzazione relativamente alla sua popolazione e che presenta un basso tenore di vita, comunque questo sia misurato. Appare che vi sia un’alta correlazione tra basso livello del reddito e aumento della popolazione, sia all’interno dei paesi che tra paesi (la dinamica demografica non è difficile da spiegare, in quanto un basso livello del reddito si accompagna generalmente a povere condizioni di salute e igieniche e alta mortalità, cui è necessario dar fronte con una più alta natalità).

Per moderare l’aspetto eufemistico del termine “in via di sviluppo”, alcune organizzazioni internazionali preferiscono usare quello di meno sviluppati (Less Developed Countries – LDC o anche Less Economically DevelopedLEDC) per quei paesi in via di sviluppo che non si stanno affatto sviluppando. All’opposto, per i paesi sviluppati si usa anche la definizione di avanzati o industrializzati (e non certo più quella di “primo mondo”).

Primo, Secondo, e Terzo Mondo

I termini furono coniati durante la Guerra Fredda. Il Primo Mondo è quello delle economie più avanzate, capitalistiche, e caratterizzate da sistemi istituzionali democratici. I tre termini furono coniati per indicare sommariamente tre aree del mondo, anche se non nacquero contemporaneamente.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, si cominciò a considerare i paesi della NATO e del Patto di Varsavia come due “blocchi”, il Blocco Occidentale e quello Orientale. I due “mondi” non erano numerati e vari paesi  non rientravano in nessuno dei due. Fu per questo che nel 1952 il demografo francese Alfred Sauvy coniò il termine di Terzo Mondo proprio per indicare i paesi non appartenenti a nessuno dei due blocchi. Fu solo retroattivamente che il blocco occidentale fu chiamato “Primo Mondo”, mentre quello orientale fu denominato “Secondo Mondo”.

Figura 1. I tre mondi durante la Guerra Fredda:
Blu = Primo Mondo, Rosso = Secondo Mondo, Verde = Terzo Mondo.

Third world

C’era, però un certo numero di paesi che non rientrava in modo chiaro nella partizione, inclusi la Svizzera, la Svezia e la Repubblica d’Irlanda, che erano per scelta neutrali. La Finlandia, che pure era sotto l’influenza dell’Unione Sovietica, non era comunista e non apparteneva al Patto di Varsavia. La Jugoslavia, dopo il 1948, adottò una politica di neutralità e fu uno dei paesi fondatori del Movimento dei Paesi Non Allineati. L’Austria era sotto l’influenza degli USA, anche se nel 1955, allorché il paese diventò una repubblica pienamente indipendente, lo fece alla condizione di restare neutrale. La Turchia e la Grecia, che entrarono nella NATO nel 1952, non rientravano per lo più nella sfera dell’Europa Occidentale e non erano neppure industrializzati. La Spagna, dal canto suo, si unì alla NATO nel 1982, verso la fine della Guerra Fredda e solo dopo la morte del dittatore Francisco Franco.

Il Secondo Mondo raggruppava i paesi sotto l’influenza dell’URSS, cioè i paesi del Patto di Varsavia (un’alleanza militare simile alla NATO) più un certo numero di paesi alleati come Cuba e il Vietnam del Nord. Oltre all’Unione Sovietica, gran parte dell’Europa Orientale al di là della famosa “Cortina di Ferro” erano guidati da governi satellite, alleati stretti di Mosca (e quando cercarono di separarsi come nel caso dell’Ungheria nel 1956 o della Cecoslovacchia nel 1968 la pagarono duramente). Nel Secondo Mondo si usava però anche includere paesi comunisti in contrasto con la leadership politica di Mosca e alleati della Cina Popolare di Mao Tze Tung dopo la rottura Cino-Sovietica, come l’Albania (che non appoggiò più il Patto di Varsavia dopo il 1962 e se ne separò definitivamente nel 1968). La Cina, dopo la rottura con Mosca, si considerò un paese del Terzo Mondo. La Corea del Nord, dopo la guerra del 1953-56 perseguì una politica isolazionista per distanziarsi sia dall’URSS che dalla Cina. La Jugoslavia, un paese socialista, perseguì la politica del non-allineamento con molti paesi del Terzo Mondo.

In alternativa, il Primo Mondo può essere definito come quello dei paesi sviluppati ad economia di mercato, laddove il Secondo Mondo indica paesi sviluppati ad economia pianificata o centralizzata, mentre il Terzo Mondo raccoglie le economie in via di sviluppo. Tuttavia, la caduta dei regimi comunisti e la fine delle economie pianificate in grande parte dell’ex Secondo Mondo ha reso tale distinzione superata.

Il Terzo Mondo, quello che ai tempi delle Guerra Fredda raccoglieva i paesi fuori dai due blocchi, ha finito per divenire sinonimo di paesi sottosviluppati, oggi detti in via di sviluppo. Questi paesi sono anche detti paesi del Sud sottosviluppato, in opposizione ai paesi del Nord sviluppato. Taluni disapprovano la definizione di paese in via di sviluppo in quanto implica l’industrializzazione come unica via per lo sviluppo, e preferiscono riferirsi al “mondo dei due terzi” in alternativa al “terzo mondo” (questa è la parte della popolazione mondiale che vive nel Sud povero del mondo). Il termine “Terzo Mondo”, che Alfred Sauvy fece apparire in un articolo su L’Observateur il 14 Agosto 1952, faceva esplicito riferimento al Tiers Monde (Terzo Stato) della rivoluzione francese, che raccoglieva il popolo, in opposizione alla nobiltà e alla chiesa. Così come il terzo Stato, scrisse Sauvy, il Terzo Mondo non ha nulla e “vuole essere qualcosa”. La definizione implica pertanto che il Terzo Mondo è sfruttato—così come lo era il Terzo Stato—e che, al pari del Terzo Stato, il suo è un destino rivoluzionario. Il termine portava anche una seconda idea, quella di non allineamento, in quanto il Terzo Mondo non appartiene né al mondo industrializzato capitalista né al blocco industrializzato comunista.

I paesi economicamente sottosviluppati dell’Africa, dell’Asia, dell’Oceania e dell’America Latina, sono considerati come un’entità con caratteristiche comuni, quali il basso livello di reddito, l’alta povertà, alti tassi di natalità e mortalità e una dipendenza economica dai paesi avanzati, spesso sono paesi che sono stati colonizzati dalle nazioni europee. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, i due blocchi hanno lottato per espandere le proprie aree di influenza nel Terzo Mondo, spesso anche in modo non dichiarato e con l’aiuto dei servizi segreti militari. Molti paesi poveri, comunque, durante l’era della guerra fredda, si sono volutamente riferiti a se stessi come appartenenti al terzo Mondo, per differenziarsi e caratterizzarsi come non allineati. Tra i paesi leader del Movimento dei Paesi Non Allineati, ricordiamo la Jugoslavia di Tito, l’India di Nerhu e Indira Gandhi e l’Egitto di Nasser e Sadat. Diversi paesi a quel tempo finirono per credere che potevano “corteggiare”  con successo sia il blocco comunista che quello capitalista e sviluppare una cooperazione economica senza dover per questo cadere sotto la stretta influenza dell’uno o dell’altro. Il piano in realtà non funzionò, e molti paesi non allineati furono invece sfruttati o fatti piegare dalle due superpotenze che temevano che queste nazioni suppostamene neutrali avrebbero finito per cadere tra le braccia del nemico.

Politicamente, il Terzo Mondo emerse alla Conferenza di Bandung del 1955, che segnò la nascita del movimento dei non allineati, senza la Cina e vari altri. Numericamente, il Terzo Mondo domina le Nazioni Unite, anche se il gruppo è sempre più diverso e economicamente non omogeneo e la sua unità è sempre stata solo ipotetica. Basta solo considerare quanto poco hanno in comune paesi produttori di petrolio, come l’Arabia Saudita, Kuwait o la Libia o paesi emergenti come Taiwan, Singapore o la Corea del Sud, con paesi disperatamente poveri come Haiti, il Chad o l’Afghanistan.

Il Terzo Mondo è caratterizzato da economie distorte dalla loro dipendenza dall’esportazione di prodotti primari ai paesi sviluppati in cambio dei prodotti manufatti finiti che questi ultimi producono. Dopo la liberazione dal giogo coloniale tra gli anni Cinquanta e Ottanta, molti paesi del Terzo Mondo ancora registrano alti tassi di analfabetismo, mortalità infantile e adulta, aumento della popolazione e governi altamente instabili. Questo è particolarmente vero dei paesi africani, dove gli Stati-nazione sono stati ritagliati dalle potenze coloniali europee certo non sulla base di sensibilità culturali o sociali, ma solo seguendo i propri interessi economici e militari.

Oggi si può ben dire che vi sia un’altra divisione della Terra in tre Mondi, dove il Terzo Mondo è il più povero ed è raccoglie più di un terzo della popolazione del pianeta.

Figura 2. I tre mondi oggi, secondo l’indice di sviluppo umano.

HDI

Graduatoria secondo il valore dello HDI nel 2006 (medio = giallo ██, alto = verde ██, basso = rosso ██, non disponibile = grigio ██).

Nonostante tutte le critiche, il termine “Terzo Mondo” non ha ancora una definizione obiettiva e anche se inaccurato, desueto, colonialista, rimane molto utilizzato. Il termine è anche rigettato perché allude ad una potenziale esclusione dal sistema economico globale. Secondo Hannah Arendt, filosofa e politologa, “il Terzo Mondo non è una realtà ma una ideologia”.

Negli anni più recenti, come molti paesi in via di sviluppo si sono industrializzati, il termine Quarto Mondo è stato coniato per riferirsi a paesi che seono “rimasti indietro” e ancora mancano di una infrastruttura industriale. Viceversa, quei paesi che erano considerati in via di sviluppo e ora hanno un’economia più avanzata, anche se non ancora pienamente sviluppati, sono stati raggruppati sotto il gruppo dei NIC.

Infine, alcuni studiosi ritengono che il termine “in via di sviluppo” è fuorviante. Nel caso di paesi rovinati dal colonialismo europep, la parola “ri-sviluppare” può essere più accurata dal momento che taluni godevano di sistemi economici relativamente floridi prima del colonialismo. Probabilmente anche in ragione ad una buona dose di etnocentrismo, l’analisi occidentale sembra generalmente vedere tali interazioni precedenti al colonialismo come non valide e non considera per nulla quei paesi già “sviluppati” in qualche senso. La premessa, naturalmente, è che “sviluppati” significa “sviluppati nel modo occidentale”.

Alto e Basso Reddito

Mentre non vi è una precisa definizione del “primo” mondo (ricco), la banca Mondiale ogni anno (il 1 Luglio) categorizza i paesi secondo il livello del reddito nazionale in: alto reddito, medio-alto reddito, medio-basso reddito, basso reddito. Le varie economie sono suddivise secondo il livello del Reddito Nazionale Lordo pro-capite del 2006, calcolato utilizzando il cosiddetto Metodo Atlas della Banca Mondiale: i paesi a basso reddito sono quelli con un valore di $ 905 annui o meno, i paesi a reddito medio-basso sono quelli con un reddito pro-capite annuo tra $ 906 e $ 3.595, i paesi a reddito medio-alto sono quelli con reddito pro-capite annuo tra $ 3.596 e $ 11.115, mentre i paesi ad alto reddito sono quelli con un reddito pro-capite annuo maggiore di $ 11.116.

Figura 3. Paesi secondo il livello del Reddito Nazionale Lordo, 2006

GNI

Classificazione basata sui raggruppamenti della Banca Mondiale per il 2006 (calcolati secondo il RNL pro capite, secondo il metodo Atlas):
██ High incombe; ██ Upper-middle income; ██ Lower-middle income; ██ Low income

Una seconda classificazione della Banca Mondiale è quella dei paesi secondo l’eleggibilità al prestito. I paesi IDA sono quelli che possono prendere a prestito dal braccio concessionario della Banca Mondiale, detto IDA (International Development Association) e sono quelli che nel 2006 avevano un reddito pro-capite inferiore a $1.065 e non riescono a prendere a prestito dall’altro braccio della Banca Mondiale, l’IBRD (International Bank for Reconstruction and Development). I prestiti IDA sono ampiamente concessionari, spesso sono liberi da interesse e hanno anche componenti a tasso perduto. I prestiti IBRD non sono concessionari. I paesi “blend” sono paesi a basso reddito (che possono avere prestiti IDA) ma finanziarmente affidabili (e possono dunque avere prestiti IBRD).

Classificazione della Banca Mondiale

 

Per Regione

 

Secondo il reddito

 

Secondo il tipo di prestito

arrow

East Asia and Pacific

arrow

Low-income economies

arrow

IDA

arrow

Europe and Central Asia

arrow

Lower-middle-income economies

arrow

Blend

arrow

Latin America & the Caribbean

arrow

Upper-middle-income economies

arrow

IBRD

arrow

Middle East and North Africa

arrow

High-income economies

 

 

arrow

South Asia

arrow

High-income OECD members

 

 

arrow

Sub-Saharan Africa

 

 

 

 

 

East Asia and Pacific (developing only: 24)

American Samoa

Malaysia

Philippines

Cambodia

Marshall Islands

Samoa

China

Micronesia, Fed. Sts

Solomon Islands

Fiji

Mongolia

Thailand

Indonesia

Myanmar

Timor-Leste

Kiribati

Northern Mariana Islands

Tonga

Korea, Dem. Rep.

Palau

Vanuatu

Lao PDR

Papua New Guinea

Vietnam


 

Europe and Central Asia (developing only: 26)

Albania

Kazakhstan

Russian Federation

Armenia

Kyrgyz Republic

Serbia

Azerbaijan

Latvia

Slovak Republic

Belarus

Lithuania

Tajikistan

Bosnia and Herzegovina

Macedonia, FYR

Turkey

Bulgaria

Moldova

Turkmenistan

Croatia

Montenegro

Ukraine

Georgia

Poland

Uzbekistan

Hungary

Romania

 


 

Latin America and the Caribbean (developing only: 29)

Argentina

Ecuador

Panama

Belize

El Salvador

Paraguay

Bolivia

Grenada

Peru

Brazil

Guatemala

St. Kitts and Nevis

Chile

Guyana

St. Lucia

Colombia

Haiti

St. Vincent and the Grenadines

Costa Rica

Honduras

Suriname

Cuba

Jamaica

Uruguay

Dominica

Mexico

Venezuela, RB

Dominican Republic

Nicaragua

 


 

Middle East and North Africa (developing only: 14)

Algeria

Jordan

Syrian Arab Republic

Djibouti

Lebanon

Tunisia

Egypt, Arab Rep.

Libya

West Bank and Gaza

Iran, Islamic Rep.

Morocco

Yemen, Rep.

Iraq

Oman

 


 

South Asia (8)

Afghanistan

India

Pakistan

Bangladesh

Maldives

Sri Lanka

Bhutan

Nepal

 


 

Sub-Saharan Africa (48)

Angola

Gabon

Niger

Benin

Gambia, The

Nigeria

Botswana

Ghana

Rwanda

Burkina Faso

Guinea

São Tomé and Principe

Burundi

Guinea-Bissau

Senegal

Cameroon

Kenya

Seychelles

Cape Verde

Lesotho

Sierra Leone

Central African Republic

Liberia

Somalia

Chad

Madagascar

South Africa

Comoros

Malawi

Sudan

Congo, Dem. Rep.

Mali

Swaziland

Congo, Rep

Mauritania

Tanzania

Côte d'Ivoire

Mauritius

Togo

Equatorial Guinea

Mayotte

Uganda

Eritrea

Mozambique

Zambia

Ethiopia

Namibia

Zimbabwe


 

Low-income economies (53)

Afghanistan

India

Rwanda

Bangladesh

Kenya

São Tomé and Principe

Benin

Korea, Dem Rep.

Senegal

Burkina Faso

Kyrgyz Republic

Sierra Leone

Burundi

Lao PDR

Solomon Islands

Cambodia

Liberia

Somalia

Central African Republic

Madagascar

Sudan

Chad

Malawi

Tajikistan

Comoros

Mali

Tanzania

Congo, Dem. Rep

Mauritania

Timor-Leste

Côte d'Ivoire

Mongolia

Togo

Eritrea

Mozambique

Uganda

Ethiopia

Myanmar

Uzbekistan

Gambia, The

Nepal

Vietnam

Ghana

Niger

Yemen, Rep.

Guinea

Nigeria

Zambia

Guinea-Bissau

Pakistan

Zimbabwe

Haiti

Papua New Guinea

 


 

Lower-middle-income economies (55)

Albania

El Salvador

Namibia

Algeria

Fiji

Nicaragua

Angola

Georgia

Paraguay

Armenia

Guatemala

Peru

Azerbaijan

Guyana

Philippines

Belarus

Honduras

Samoa

Bhutan

Indonesia

Sri Lanka

Bolivia

Iran, Islamic Rep.

Suriname

Bosnia and Herzegovina

Iraq

Swaziland

Cameroon

Jamaica

Syrian Arab Republic

Cape Verde

Jordan

Thailand

China

Kiribati

Tonga

Colombia

Lesotho

Tunisia

Congo, Rep.

Macedonia, FYR

Turkmenistan

Cuba

Maldives

Ukraine

Djibouti

Marshall Islands

Vanuatu

Dominican Republic

Micronesia, Fed. Sts.

West Bank and Gaza

Ecuador

Moldova

 

Egypt, Arab Rep.

Morocco

 


 

Upper-middle-income economies (41)

American Samoa

Kazakhstan

Poland

Argentina

Latvia

Romania

Belize

Lebanon

Russian Federation

Botswana

Libya

Serbia

Brazil

Lithuania

Seychelles

Bulgaria

Malaysia

Slovak Republic

Chile

Mauritius

South Africa

Costa Rica

Mayotte

St. Kitts and Nevis

Croatia

Mexico

St. Lucia

Dominica

Montenegro

St. Vincent and the Grenadines

Equatorial Guinea

Northern Mariana Islands

Turkey

Gabon

Oman

Uruguay

Grenada

Palau

Venezuela, RB

Hungary

Panama

 


 

High-income economies (60)

Andorra

France

Netherlands

Antigua and Barbuda

French Polynesia

Netherlands Antilles

Aruba

Germany

New Caledonia

Australia

Greece

New Zealand

Austria

Greenland

Norway

Bahamas, The

Guam

Portugal

Bahrain

Hong Kong, China

Puerto Rico

Barbados

Iceland

Qatar

Belgium

Ireland 

San Marino

Bermuda

Isle of Man

Saudi Arabia

Brunei Darussalam

Israel

Singapore

Canada

Italy

Slovenia

Cayman Islands

Japan

Spain

Channel Islands

Korea, Rep.

Sweden

Cyprus

Kuwait

Switzerland

Czech Republic

Liechtenstein

Trinidad and Tobago

Denmark

Luxembourg

United Arab Emirates

Estonia

Macao, China

United Kingdom

Faeroe Islands

Malta

United States

Finland

Monaco

Virgin Islands (U.S.)


 

High-income OECD members ( 25)

Australia

Greece

Norway

Austria

Iceland

Portugal

Belgium

Ireland

Spain

Canada

Italy

Sweden

Czech Republic

Japan

Switzerland

Denmark

Korea, Rep.

United Kingdom

Finland

Luxembourg

United States

France

Netherlands

 

Germany

New Zealand

 


 

IDA (65)

Afghanistan

Guinea

Niger

Angola

Guinea-Bissau

Nigeria

Bangladesh

Guyana

Rwanda

Benin

Haiti

Samoa

Bhutan

Honduras

São Tomé and Principe

Burkina Faso

Kenya

Senegal

Burundi

Kiribati

Sierra Leone

Cambodia

Kyrgyz Republic

Solomon Islands

Cameroon

Lao PDR

Somalia

Cape Verde

Lesotho

Sri Lanka

Central African Republic

Liberia

Sudan

Chad

Madagascar

Tajikistan

Comoros

Malawi

Tanzania

Congo, Dem. Rep.

Maldives

Timor-Leste

Congo, Rep.

Mali

Togo

Côte d'Ivoire

Mauritania

Tonga

Djibouti

Moldova

Uganda

Eritrea

Mongolia

Vanuatu

Ethiopia

Mozambique

Vietnam

Gambia, The

Myanmar

Yemen, Rep.

Georgia

Nepal

Zambia

Ghana

Nicaragua

 


 

Blend (15)

Albania

Dominica

Papua New Guinea

Armenia

Grenada

St. Lucia

Azerbaijan

India

St. Vincent and the Grenadines

Bolivia

Indonesia

Uzbekistan

Bosnia and Herzegovina

Pakistan

Zimbabwe


 

IBRD (62)

Algeria

Iran, Islamic Rep.

Philippines

Antigua and Barbuda

Iraq

Poland

Argentina

Jamaica

Romania

Belarus

Jordan

Russian Federation

Belize

Kazakhstan

Serbia

Botswana

Korea, Rep.

Seychelles

Brazil

Lebanon

Slovak Republic

Bulgaria

Libya

South Africa

Chile

Macedonia, FYR

St. Kitts and Nevis

China

Malaysia

Suriname

Colombia

Marshall Islands

Swaziland

Costa Rica

Mauritius

Syrian Arab Republic

Croatia

Mexico

Thailand

Dominican Republic

Micronesia, Fed. Sts.

Trinidad and Tobago

Ecuador

Montenegro (as of July 7)

Tunisia

Egypt, Arab Rep.

Morocco

Turkey

El Salvador

Namibia

Turkmenistan

Equatorial Guinea

Palau

Ukraine

Fiji

Panama

Uruguay

Gabon

Paraguay

Venezuela, RB

Guatemala

Peru

 

Un’altra importante classificazione è quella dell’IMF che suddivide le economie in due grandi categorie: le economie avanzate e quelle emergenti e in via di sviluppo.

Economie Avanzate

Australia
Austria
Belgium
Canada
Cyprus
Denmark
Finland
France
Germany
Greece
Hong Kong SAR

Iceland
Ireland
Israel
Italy
Japan
Korea
Luxembourg
Netherlands
New Zealand
Norway
Portugal

Singapore
Slovenia
Spain
Sweden
Switzerland
Taiwan
Province
of China
United Kingdom
United States

 

Economie Asiatiche di Recente Industrializzazione

Hong Kong SAR
Korea

Singapore
Taiwan
Province
of China

 

Altri Paesi a Mercati Emergenti e in Via di Sviluppo

Afghanistan, Rep. of2
Albania
Algeria
Angola
Antigua and Barbuda
Argentina
Armenia
Azerbaijan
Bahamas, the
Bahrain
Bangladesh
Barbados
Belarus
Belize
Benin
Bhutan
Bolivia
Botswana
Bosnia and Herzegovina2
Brazil
Brunei Darussalam2
Bulgaria
Burkina Faso
Burundi
Cambodia
Cameroon
Cape Verde
Central African Republic
Chad
Chile
China
Colombia
Comoros
Congo, Dem. Rep. of
Congo, Rep. of
Costa Rica
Côte d'Ivoire
Croatia
Czech Republic
Djibouti
Dominica
Dominican Republic
Ecuador
Egypt
El Salvador
Equatorial Guinea
Estonia
Eritrea2
Ethiopia
Fiji

Gabon
Gambia, The
Georgia
Ghana
Grenada
Guatemala
Guinea
Guinea-Bissau
Guyana
Haiti
Honduras
Hungary
India
Indonesia
Iran, I.R. of
Iraq1,2
Jamaica
Jordan
Kazakhstan
Kenya
Kiribati
Kuwait
Kyrgyz Republic
Lao PDR
Latvia
Lebanon
Lesotho
Liberia2
Libya
Lithuania
Macedonia, FYR
Madagascar
Malawi
Malaysia
Maldives
Mali
Malta
Mauritania
Mauritius
Mexico
Moldova
Mongolia
Morocco
Mozambique, Rep. of
Myanmar
Namibia
Nepal
Nicaragua
Niger
Nigeria
Oman
Pakistan
Panama

Papua New Guinea
Paraguay
Peru
Philippines
Poland
Qatar
Romania
Russia
Rwanda
Samoa
São Tomé and Príncipe
Saudi Arabia
Senegal
Serbia2
Seychelles
Sierra Leone
Slovak Republic
Solomon Islands
Somalia1,2
South Africa
Sri Lanka
St. Kitts and Nevis
St. Lucia
St. Vincent and the Grenadines
Sudan
Suriname
Swaziland
Syrian Arab Republic
Tajikistan
Tanzania
Thailand
Timor-Leste, Dem. Rep. of2
Togo
Tonga
Trinidad and Tobago
Tunisia
Turkey
Turkmenistan
Uganda
Ukraine
United Arab Emirates
Uruguay
Uzbekistan
Vanuatu
Venezuela
Vietnam
Yemen
Zambia
Zimbabwe

La categoria dei NIC dell’IMF è molto ristretta. Altri includono nella categoria dei NIC anche paesi come il Sud Africa, il Messico, la Cina, la Malesia, il Brasile, il Cile, l’Argentina, l’India, la Tailandia, la Turchia, le Filippine, nonché la Russia. Alcuni ritengono che i cosiddetti BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e SudAfrica) saranno i protagonisti prossimi dello sviluppo mondiale. Vi sono poi anche le cosiddette economie emergenti, che oltre ai NIC includono paesi come il Pakistan, l’Egitto, l’Iran, molti paesi sud americani e del Golfo Persic, nonché i paesi ex-socialisti ad economia pianificata (economie in transizione). Al contrario, vi sono molti paesi che hanno registrato ben poco sviluppo negli ultimi 15-20 anni, come molti paesi africani, dell’America Centrale e dei Carabi, del mondo arabo nonché dell’Asia sud-orientale (Bangla Desh, Laos, Cambogia). Infine vi sono paesi che sono stati caratterizzati da lunghi periodi di guerre civili, dissoluzione delle istituzioni o dittature (i cosiddetti Stati “falliti”), quali Afghaistan, Haiti, Somalia, Sudan, Myanmar, Iraq, Corea del Nord, e forse anche paesi come il Chad, il Congo, la Repubblica Centraficana, il Niger.

Figura 4. Paesi classificati come NIC, 2007

NIC

Nota: Newly Industrialised Countries, classificazione socio-economica

I Paesi Meno Sviluppati (LDC)

I paesi meno sviluppatti (Least Developed Countries - LDCs ovvero paesi del cosiddetto Quarto Mondo) sono paesi che secondo le Nazioni Unite presentano i più bassi indicatori di sviluppo socio-economico, con i valori più bassi dell’HDI. Un paese viene classificato come LDC se soddisfa tre criteri (sono comunque esclusi quei paesi che, anche se soddisfano i criteri, hanno una popolazione superiore ai 75 milioni di abitanti, come la Nigeria):

  • Bassissimo reddito (una media degli ultimi tre anni del RNL minore di US $750 mentre il limite per la categoria è di $ 905)
  • Scarsità di risorse umane (basata su indicatori di nutrizione, sanità, istruzione e alfabetizzazione)
  • Vulnerabilità economica (basata su instabilità della produzione agricola, instabilità delle esportazioni di beni e servizi, importanza economica di attività non tradizionali, concentrazione delle esportazioni su prodotti manufatti, attività di impresa troppo piccole, e quota della popolazione evacuata a casa di disastri naturali).

Un paese può comunque venire “promosso” e uscire dalla categoria degli LDC se I vari indicatori superano tali criteri. L’Ufficio delle Nazioni Unite dell’Alto Rappresentante per gli LDC coordina il supporto dell’ONU per gli LDC. Attualmente, alla categoria degli LDC appartengono 49 paesi (14 Giugno 2007). Nel 2007, le Nazioni Unite hanno promosso Capo Verde dalla categoria degli LDC (ed è la seconda volta che ciò succede, dopo il Botswana nel 1994).

Figura 5. I paesi meno sviluppati (LDC), 2006

LDC

Nota: Least Developed Countries, come definiti dalle Nazioni Unite

I Paesi Poveri Altamente Indebitati

Un raggruppamento di paesi che è stato creato nel 1996 dalla Banca Mondiale e dall’IMF è quello dei paesi poveri altamente indebitati (Highly Indebted Poor Countries – HIPC). Questo raccoglie 38 paesi meno sviluppati con alti livelli di povertà e di peso dell’indebitamento estero, che necessitano di uno speciale programma di assistenza per affrancarsi dall’enorme fardello dell’indebitamento. Il programma di aiuto agli HIPC contempla la riduzione del debito e bassi tassi di interesse sul debito da ripagare e sul servizio del debito stesso, purché il paese decida di adottare certe politiche macroeconomiche.  Sino ad oggi, dei 38 paesi eleggibili (32 dei quali sono in Africa sub-Sahariana), 27 paesi hanno ricevuto $54 milioni di dollari di aiuti. Dal 7 Luglio 2007, la Guyana non è più nel gruppo dei paesi HIPC (non è più “povero ad alto indebitamento”). L’IMF ha già dichiarato un fondo aggiuntivo di $ 3.3 miliardi di dollari per il programma HIPC, mentre la Banca Mondiale avrebbe dovuto cancellare parte del debito di 17 paesi entro metà 2006 (a tutt’oggi non è però ancora avvenuto).

Riferimenti e bibliografia

  • A. R. Kasdan, The Third World: A New Focus for Development (1973)
  • E. Hermassi, The Third World Reassessed (1980)
  • H. A. Reitsma and J. M. Kleinpenning, The Third World in Perspective (1985)
  • J. Cole, Development and Underdevelopment (1987).

Link esterni consigliati

Prossima lezione:

La globalizzazione: tendenze ed effetti

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